Almanacco del Giorno La prima esposizione universale del Novecento - Almanacco
Voce dell'Almanacco del 14 aprile, per la rubrica 'Accadde Oggi'. Evento avvenuto 117 anni fa. Una finestra sul secolo appena trascorso attraverso una panoramica delle principali invenzioni tecnologiche e istanze artistiche....

Accadde Oggi

La prima esposizione universale del Novecento


sabato 14 aprile 1900 (117 anni fa)

Approfondimenti
Expo 1900
Filmato d'epoca
La prima esposizione universale del Novecento: Una finestra sul secolo appena trascorso attraverso una panoramica delle principali invenzioni tecnologiche e istanze artistiche. Così Parigi, ritoccata dalla modernità nel suo fascino immortale, salutò l'arrivo del Novecento.

Nel pieno della seconda rivoluzione industriale (1870-1920), la Francia confermava la vocazione di laboratorio ideale per i nuovi ritrovati della tecnologia e per tutte le espressioni dell'ingegno umano. Prova n'è il fatto che di dodici "esposizioni universali", ufficialmente riconosciute dal BIE (Bureau International des Expositions, in italiano "Ufficio Internazionale delle Esposizioni"), quattro si erano tenute nella location parigina, mentre all'acerrima rivale Londra n'erano toccate due soltanto.

L'EXPO d'inizio secolo premiò nuovamente la "città della Senna" e questa volta si trattava di un evento epocale, sia per la quantità e la qualità del patrimonio esposto, sia per il livello di modernità che la capitale si apprestava a raggiungere in vista del prestigioso appuntamento. Dieci anni dopo l'inaugurazione della celebre Torre Eiffel, altre opere erano in cantiere e promettevano una significativa trasformazione dell'assetto urbano.

Dalle stazioni ferroviarie di Gare de Lyon e Gare d'Orsay (oggi sede del Museo d'Orsay) ai padiglioni espositivi di Grand Palais e Petit Palais. Di maggiore impatto sui turisti e sulla qualità dei trasporti cittadini si rivelò la nuova metropolitana (tra le prime in Europa), che tagliava la città da est ad ovest. La linea venne completata in tempo per l'inaugurazione dell'Exposition Universelle del 14 aprile.

Una delle prime opere che stupì i visitatori fu la gigantesca ruota panoramica che con i suoi 100 metri d'altezza, detenne il record per quasi un secolo (sebbene fu demolita nel 1920). Tutta intorno Parigi appariva in uno spettacolo di luci che celebrava il trionfo dell'elettricità. Ecco spiegato il boom di presenze per l'EXPO, oltre cinquanta milioni di visite, che solo un'altra esposizione (Osaka 1970) fece registrare.

Dentro le aree espositive si poterono ammirare brevetti di portata tecnologica epocale. In primis il motore diesel alimentato da olio di arachidi, brevettato dal francese Rudolf Diesel, che solo trent'anni più tardi trovò applicazione nel settore automobilistico. Ma il maggiore riconoscimento venne assegnato alla prima scala mobile commerciale, realizzata dall'inventore americano Charles Seeberger per la Otis Elevator Company (società costruttrice del primo ascensore).

Non meno clamore suscitarono due invenzioni legate alla comunicazione e all'intrattenimento. Da un lato il cinematographe dei fratelli Lumiere, con il quale vennero proiettati alcuni cortometraggi su un grande schermo (16 m per 21 m). Dall'altro il Telegraphone dell'ingegnere danese Valdemar Poulsen, un registratore magnetico a filo, il cui funzionamento fu dimostrato registrando la voce dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria; tutt'oggi è considerata la più antica registrazione audio magnetica esistente.

Nel settore dell'arredo e delle decorazioni si affacciò il nuovo gusto dell'Art Nouveau, con mobili moderni, arazzi e oggetti d'arte caratterizzati da linee curve e ornamenti di tipo vegetale o floreale. Principale fonte d'ispirazione furono le immagini orientali e più di tutte le stampe giapponesi. Di qui la tendenza si affermò nel campo delle arti figurative e in architettura.

Tra i manufatti artistici riscossero enorme successo piccole bambole di legno vestite secondo la tradizione contadina russa: fu l'esordio delle matryoshka, ideate dall'industriale e collezionista d'arte Savva Mamontov. Premiate a Parigi con la medaglia di bronzo, quale simbolo della tradizione russa, da quel momento cominciarono ad essere prodotte su larga scala ed esportate in tutto il mondo.

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