Almanacco del Giorno Bob Dylan debutta in pubblico - Almanacco
Voce dell'Almanacco dell'11 aprile, per la rubrica 'Accadde Oggi'. Evento avvenuto 56 anni fa. Da un anonimo locale della Grande Mela alla ribalta mondiale, viaggiando tra folk, poesia, arte e impegno sociale. Si può riassumere...

Accadde Oggi

Bob Dylan debutta in pubblico


martedì 11 aprile 1961 (56 anni fa)

Bob Dylan debutta in pubblico: Da un anonimo locale della Grande Mela alla ribalta mondiale, viaggiando tra folk, poesia, arte e impegno sociale. Si può riassumere così la scalata al successo del "menestrello di Duluth", al secolo Bob Dylan.

Come spesso accade nelle storie dei "grandi", il racconto comincia da una famiglia di umili origini. Quella di Robert Allen Zimmerman proveniva dalla Lituania, da dove era fuggita per scampare alla persecuzione antisemita, trovando dimora a Duluth (una cittadina del Minnesota). Qui il giovane Robert scopre la sua passione per il rock, nel mito di Little Richard ed Elvis Presley. Presto la sua sete di poesia e spiritualità lo porta a cambiare genere, trovando pieno appagamento nel folk.

Come lui stesso rivelerà più tardi, le "canzoni popolari" (anche dette folk) «sono colme di disperazione, di tristezza, di trionfo, di fede nel sovrannaturale, tutti sentimenti molto più profondi». È la musica che più si confà al suo animo inquieto e con quella sale per la prima volta su un palco, imbracciando la chitarra acustica. Tutto ciò accade a New York, dove si trasferisce nel 1961 inseguendo l'idolo Woody Guthrie.

Come tante giovani promesse subisce il fascino del Greenwich Village, quartiere simbolo della cultura bohémien americana che si ritrova nei tanti locali e pub mal frequentati della zona. In uno di questi, esattamente il Gerde’s Folk City, il 19enne Robert fa il suo debutto in pubblico. È la sera dell'11 aprile, quando il proprietario del locale, un italoamericano di nome Mike Porco, gli concede di fare da "apri concerto" per il bluesman John Lee Hooker.

Nessuno dei presenti sospetta minimamente che quel ragazzo esile e dalla voce gracchiante è destinato a diventare, di lì a qualche anno, un mito della musica. L'anno seguente segna un cambiamento decisivo nella sua vita: cambia nome al tribunale in Robert Dylan e pubblica il primo album con lo pseudonimo che lo accompagnerà per tutta la carriera: Bob Dylan. L'accoglienza del pubblico è freddina e le vendite si risolvono in un mezzo flop.

Tutt'altro copione gli riserva il secondo album, The Freewheelin’ Bob Dylan, edito nel maggio 1963. Con esso l'artista si accredita come interprete e soprattutto come autore presso famosi artisti come Joan Baez, che lo vuole accanto a sé nei concerti e per un periodo anche nella vita sentimentale. Sono gli anni del malcontento giovanile verso la politica aggressiva degli USA, che dal clima destabilizzante della guerra fredda porterà agli orrori del Vietnam. Dylan si fa portavoce di questo sentimento e la celebre Blowin' in the Wind ne diventa il manifesto ideologico.

Dalla battaglia per i diritti civili al rifiuto della guerra, la sua musica influenza generazioni di giovani e di colleghi, sempre nel segno del'anticonformismo. Parallelamente i suoi dischi registrano vendite da record: circa 70 milioni di copie vendute in mezzo secolo di carriera, raccontata attraverso 34 album in studio, 13 live, 14 «best of», e un mix di generi che va dal country al rock, passando per la musica popolare inglese, scozzese ed irlandese.

Dicono molto di lui i numerosi riconoscimenti: 40 dischi di platino, altrettanti d’oro e sette d’argento; 11 Grammy; un Oscar e un Golden Globe per la colonna sonora del film Wonder Boys (2000). Stimato come un intellettuale a tutto tondo, in grado di anticipare le tendenze culturali di ogni epoca, Dylan è stato più volte tra i candidati al Nobel per la Letteratura.

Nel 2015 la rivista Rolling Stone lo celebra come il "più grande cantautore di tutti i tempi", l'anno seguente arriva il massimo riconoscimento del Nobel per la letteratura, assegnatogli dall'Accademia svedese per il merito di «aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana».

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